L’infedeltà coniugale è sempre causa di addebito della separazione?

infedeltà e perdono
Scritto il 10 Aprile 2025 in Divorzio e Separazione

L’infedeltà coniugale è sempre causa di addebito della separazione?

L’infedeltà coniugale può condurre all’addebito della separazione.
E la conseguenza principale dell’addebito è la perdita del diritto al mantenimento per il coniuge colpevole di avere causato la separazione con la propria infedeltà. Vi è anche un’altra conseguenza a carico del coniuge fedifrago, che consiste nella perdita dei diritti ereditari nei confronti dell’altro coniuge.
Ma questo è sempre vero?

Basta provare l’infedeltà del coniuge per ottenere l’addebito della separazione a suo carico?

Scoprire il tradimento della propria “dolce metà” scatena tutta una serie di emozioni negative: rabbia, delusione, frustrazione, a volte perfino l’idea che non ci siano più prospettive per la propria vita futura.
Tutto questo è umano.
Ma la legge come risponde in questi casi?
Se il coniuge infedele è quello più debole economicamente, e dunque è quello dei due che avrebbe diritto ad un assegno di mantenimento, allora il coniuge tradito ha interesse a chiedere che la separazione venga addebitata al primo.
E, infatti, se il giudice accoglierà la domanda di addebito, il coniuge che ha violato l’obbligo di fedeltà si ritroverà senza più il diritto di ricevere il mantenimento.
E tale effetto costituisce un indubbio vantaggio per il coniuge che, altrimenti, sarebbe tenuto a corrispondere l’assegno di mantenimento.
Ma vediamo ora se il coniuge che ha tradito l’altro potrebbe ‘farla franca’ ed evitare l’addebito.

 

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Il coniuge infedele potrebbe evitare l’addebito?

Sì, in certi casi, il coniuge autore del tradimento potrebbe liberarsi dall’addebito. Per riuscire in questo dovrebbe dimostrare che la coppia era già in crisi da prima del tradimento; e che, dunque, la relazione extraconiugale è stata non la causa ma la conseguenza di una crisi preesistente.
Già da tempo la Cassazione ha affermato questa regola; lo ha fatto dicendo, in pratica, che bisogna sempre accertare se un comportamento tenuto da uno o anche da entrambi i coniugi in violazione dei doveri matrimoniali sia stato la causa o la conseguenza del deflagrare della crisi della coppia.

Vediamo allora un caso concreto.

Un marito, assumendo di essere stato tradito dalla moglie, chiede al giudice della separazione che questa venga addebitata alla moglie. Egli sostiene, più precisamente, che la crisi coniugale sia deflagrata proprio a causa dell’adulterio della coniuge.

La moglie mostra al giudice un referto medico attestante che la stessa era entrata in profonda crisi psicologica a causa della forte conflittualità con il marito.
Il giudice concludeva che la separazione non potesse essere addebitata alla donna, poiché ella aveva dimostrato che la crisi coniugale era insorta precedentemente all’adulterio ed era stata questa crisi a condurre all’impossibilità di proseguire la vita matrimoniale.

Nessun automatismo

In conclusione, dunque, l’infedeltà coniugale non conduce automaticamente e sempre all’addebito della separazione. Quello dei due coniugi che abbia interesse a chiedere l’addebito dovrà dimostrare che l’infedeltà dell’altro è stata la causa prima della crisi che ha condotto alla separazione.
Il coniuge adultero, dal canto suo, per evitare l’addebito dovrà dimostrare che la crisi causa della separazione era già in atto prima del tradimento e che questo ne fu, a sua volta, un effetto.

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Ma se l’infedeltà è stata perdonata dal coniuge una prima volta, in seguito chi ha perdonato può cambiare idea e chiedere l’addebito? 

Quanto conta, in altre parole, il fatto di avere perdonato una prima volta?
Per rispondere dobbiamo vedere che cosa ne pensa la Corte di Cassazione. La Corte Suprema si è pronunciata recentemente su questo con la sentenza numero 25966 del 2 settembre 2022.

Un noto stilista chiedeva l’addebito della separazione a carico della moglie infedele.
L’uomo aveva tutto l’interesse ad ottenere l’addebito della separazione a carico della moglie, dovendole altrimenti sborsare un assegno di mantenimento di ben 60.000 euro mensili!
La moglie si opponeva a tale domanda. Ella replicava che la propria infedeltà era stata perdonata dal coniuge; dunque, egli non poteva ora chiedere l’addebito della separazione.

I primi giudici respingevano la domanda di addebito in quanto il fatto di avere perdonato una prima volta produceva effetti anche riguardo alle violazioni del dovere di fedeltà compiute successivamente.
In altre parole, secondo la Corte d’appello di Firenze, il fatto di avere perdonato una volta doveva valere per sempre, cioè anche per i tradimenti successivi.

Il responso della Corte di Cassazione

Lo stilista ricorreva allora alla Corte di Cassazione ottenendo finalmente ragione. La Corte Suprema riformava, infatti, la decisione della corte d’appello, ritenendo che il marito poteva chiedere l’addebito alla moglie per le ripetute violazioni del dovere di fedeltà da parte di questa; e ciò nonostante egli inizialmente avesse tollerato i tradimenti.

Perché la Corte di Cassazione decide in questo senso ribaltando dunque la decisione assunta dalla Corte d’appello?

La ragione è questa. L’orientamento costante della Corte Suprema è sempre stato nel senso di considerare irrilevante la prova della tolleranza del coniuge all’infedeltà dell’altro.
Non è ammissibile, in altre parole, una rinuncia tacita e preventiva al rispetto del dovere di fedeltà coniugale da parte dell’altro coniuge dato che i doveri coniugali sono indisponibili.
Il tradimento inizialmente perdonato, dunque, può non essere più tollerato in seguito.
In definitiva, chi abbia perdonato una prima volta può senz’altro chiedere e ottenere l’addebito della separazione a fronte di nuove successive condotte di infedeltà coniugale da parte dell’altro.

Ma la questione non si esaurisce con questa risposta.
Bisogna infatti tenere conto di un altro elemento ovvero di quali siano state le vere cause che hanno portato la coppia a separarsi e dunque le vere cause che hanno reso intollerabile la prosecuzione della convivenza coniugale. E’ questa la verifica che va compiuta ogniqualvolta si deve decidere se richiedere o meno l’addebito.

Riepilogando

-Se l’infedeltà coniugale è sopraggiunta come un fulmine a ciel sereno mentre la vita di coppia si svolgeva armoniosamente, allora evidentemente l’infedeltà è all’origine della separazione, ne è la causa e come tale giustifica la domanda di addebito a carico del coniuge infedele. E in tal caso un iniziale perdono non impedisce la pronuncia dell’addebito venga pronunciato.

-Se, al contrario, l’infedeltà coniugale è intervenuta in una relazione già compromessa da altri fattori, allora, ottenere l’addebito a carico del coniuge infedele diventa molto più improbabile, per non dire impossibile.

La prima verifica da fare è dunque questa, ovvero quale sia la causa prima della separazione; dopodiché, se risulta che l’infedeltà coniugale sia stata la vera causa della separazione si dovrà considerare se questa infedeltà sia stata o meno perdonata.
E si dovrà altresì distinguere il caso in cui il perdono vi sia stato soltanto all’inizio dal caso in cui la tolleranza abbia riguardato tutti i tradimenti susseguitisi dell’altro.

Come, infatti, ha stabilito la Cassazione, il perdono dell’infedeltà non impedisce l’addebito della separazione se le condotte infedeli successive non vengano più tollerate.

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