Cosa succede se il genitore assegnatario rinuncia alla casa familiare?
Se sei separato o stai per separarti e hai figli, è fondamentale avere le idee chiare sulle regole che riguardano l’assegnazione della casa coniugale.
In questo articolo vediamo cosa succede quando il coniuge assegnatario della casa coniugale decide di rinunciarvi.
Se l’altro coniuge (o ex partner) è il proprietario dell’abitazione, la notizia potrebbe essere accolta con un sospiro di sollievo (o addirittura con un brindisi!).
Ma attenzione: la rinuncia all’assegnazione della casa può avere anche conseguenze inaspettate per il coniuge proprietario.
Vediamo insieme vantaggi e svantaggi di questa scelta.
Quando il genitore assegnatario vuole rinunciare alla casa
Nella maggior parte dei casi, la casa coniugale viene assegnata al genitore che ha i figli collocati stabilmente con sé, spesso la madre.
Se ti trovi in questa situazione, saprai che avere la casa assegnata è un vantaggio economico, ma non sempre è una scelta comoda o desiderabile. Magari i suoceri abitano al piano di sopra e controllano ogni tuo movimento, o forse vuoi davvero voltare pagina e iniziare un nuovo capitolo altrove. Qualunque sia la ragione, è importante sapere cosa comporta la rinuncia.
Ecco tre possibili scenari e le loro conseguenze:
1. La casa a cui si rinuncia è di proprietà esclusiva dell’altro coniuge
Se l’abitazione è interamente di proprietà del genitore non assegnatario, rinunciare alla casa significa restituirla al legittimo proprietario.
A prima vista, sembra una soluzione semplice e senza problemi. Ma attenzione: vivere in una casa che non si possiede rappresenta un vantaggio economico che viene considerato nel calcolo dell’assegno di mantenimento per i figli.
Quindi, se il genitore assegnatario rinuncia alla casa, l’altro coniuge, cioè il proprietario della casa, potrebbe trovarsi a dover versare un assegno di mantenimento più alto, soprattutto se chi rinuncia alla casa andrà a pagare un affitto o un mutuo per la nuova abitazione.
2. La casa è in comproprietà tra i coniugi
Se la casa coniugale appartiene a entrambi i coniugi o ex conviventi, il discorso si complica un po’.
La rinuncia all’assegnazione della casa libera l’immobile, ma ciò non significa che il problema sia risolto.
Bisognerà decidere cosa farne: venderla? Affittarla? O uno dei due coniugi vorrà riscattare la quota dell’altro?
Anche in questo caso, la disponibilità della casa incide sull’assegno di mantenimento.
Se chi esce di casa deve affrontare nuove spese abitative, potrebbe chiedere un aumento dell’assegno per i figli
3. La casa appartiene ai nonni
Se la casa coniugale è di proprietà dei nonni (ad esempio, della famiglia dell’altro coniuge o ex convivente), il discorso cambia ancora. L’assegnazione della casa rimane in vigore fino a quando i figli non diventano indipendenti, a prescindere da chi sia il proprietario dell’immobile.
In questo caso, chi subisce lo svantaggio economico sono i nonni, che vedono la loro proprietà occupata per anni senza possibilità di disporne liberamente.
Quando si negozia la separazione, questo aspetto può diventare un punto di discussione: il coniuge non assegnatario potrebbe cercare di bilanciare questa situazione chiedendo una compensazione economica.
Ma quanto vale la casa coniugale?
Per stimare il valore economico dell’assegnazione della casa, si può fare riferimento al cosiddetto valore locativo, ovvero il canone di affitto che si potrebbe chiedere per quell’immobile (o per la metà, se la casa è in comproprietà).
Attenzione però: questo non significa che l’assegno di mantenimento verrà ridotto esattamente di quell’importo!
Spesso il valore locativo supera di gran lunga l’assegno di mantenimento, e va considerato solo come un parametro di riferimento per trovare un equilibrio tra le parti.
4. E se la rinuncia alla casa familiare riguarda una casa è in affitto?
Se l’abitazione è in locazione, il discorso è più lineare. Chi rimane nella casa continuerà a pagare l’affitto, mentre l’altro dovrà sostenere le spese per la sua nuova abitazione.
In questo caso, la rinuncia alla casa coniugale non comporta alcuna conseguenza sull’assegno di mantenimento, perché entrambi i coniugi avranno spese abitative simili.
L’unica eccezione è se il genitore non convivente con i figli va a vivere a costo zero, ad esempio nella casa dei propri genitori: in quel caso potrebbe essere richiesto un adeguamento dell’assegno.
Conclusione: la casa coniugale è un fattore chiave nella separazione
L’assegnazione della casa familiare incide sulla determinazione dell’assegno di mantenimento, quindi è un aspetto da valutare con attenzione nella trattativa per la separazione consensuale. Lo stesso vale nel caso di divorzio o per i genitori non sposati che devono regolare gli aspetti economici relativi ai figli.
Se non si raggiunge un accordo, sarà il giudice a decidere, tenendo conto dell’impatto economico della casa familiare nel determinare l’importo del mantenimento per i figli.
Insomma, la casa coniugale non è solo quattro mura e un tetto: è una variabile economica che può fare la differenza. Quindi, prima di prendere decisioni affrettate… fai bene i conti!
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