In epoca non sospetta, quando cioè la prospettiva di riforma circa il sistema di affidamento genitoriale costituiva niente più che una speranza (per molti), chi avesse osato sostenere – in pubblici dibattiti o nelle aule dei tribunali – l’utilità dell’affidamento (che allora si chiamava) ‘congiunto’, avrebbe incontrato energiche posizioni “contro”, accuse di scarso realismo, se non addirittura di parzialità. Queste ultime si riferivano, per meglio dire, all’idea preconcetta che le istanze di cambiamento provenissero prevalentemente dalla schiera dei padri, spesso irresponsabili, mossi da aneliti di rivalsa.
Le repliche a chi, appunto, osava caldeggiare la necessità della riforma erano del tipo: “L’affidamento congiunto? Una chimera; e come potrebbe funzionare tra genitori in conflitto?”, “Bello in teoria, ma immaginate i risvolti pratici, le difficoltà applicative!”, e, ancora: “se anche, all’estero, l’affidamento condiviso è una realtà consolidata, da noi le cose sono diverse”. E, poi – come ama dire una stimata e battagliera collega del foro bolognese “La mamma è sempre la mamma”; un’affermazione, quest’ultima, semplice, banale – se vogliamo – ma carica di significato circa la tradizione culturale nostrana, e il modo di intendere la distribuzione dei ruoli genitoriali all’interno della famiglia.
Queste le obiezioni ricorrenti, dunque, cui se ne aggiungeva sovente un’altra: “quello che va salvaguardato è l’interesse del minore, a quello dobbiamo prestare attenzione”, sebbene poi non venisse chiarito, da parte degli obiettori, in cosa l’interesse del minore consistesse realmente. Tanto che tale ‘interesse’, pur tanto sbandierato negli stessi atti difensivi e nei provvedimenti, suonava come concetto vago, indefinibile, sfuggente.
La sensazione che si riceveva leggendo quelle espressioni era, comunque, distanza abissale rispetto alla consapevolezza che un bambino, per crescere bene, ha bisogno di ricevere cura, affetto, attenzione da entrambi i genitori. E questo, se oggi appare perfino scontato, non lo è stato affatto, quanto meno non lo è stato fino a questo punto, prima dell’innestarsi del nuovo corso disciplinare.
(segue)
