Mantenimento della moglie nella separazione

assegno di mantenimento per il coniuge
Scritto il 05 Giugno 2020 in Divorzio e Separazione

Una guida facile per capire come funziona il mantenimento per la moglie separata

Oggi parliamo di assegno di mantenimento per la moglie separata.
Questo articolo interessa, dunque, soprattutto, le mogli che stanno per separarsi o già separate.
Non parliamo, invece, di assegno di divorzio. Questo è diverso dall’assegno di mantenimento nella separazione; è un’altra cosa, e si basa su regole diverse.
Il mio obiettivo è di riuscire a chiarire i molti dubbi che tante persone hanno su questo argomento.
La prima questione è:

Che cos’è l’assegno di mantenimento nella separazione?

E’ una somma di denaro che il coniuge più debole economicamente ha diritto di ricevere dall’altro.
Grazie a questo assegno il coniuge che lo riceve potrà continuare a godere dello stesso tenore di vita di prima.
L’ assegno di mantenimento può essere stabilito di comune accordo tra marito e moglie. Se l’accordo non viene raggiunto, l’assegno può essere chiesto al giudice della separazione.

Ma, chi è il coniuge economicamente più debole?

E’ semplicemente quello dei due che ha uno stipendio più basso, o è disoccupato.
Attenzione, però. Il giudice guarda anche al patrimonio che i coniugi possiedono: case, denaro, investimenti.
Ovviamente, il coniuge più debole potrebbe essere il marito! In tal caso, è il marito che può chiedere il mantenimento.
Si parla di assegno per la moglie per il fatto che nella maggior parte dei casi il coniuge più povero è la moglie.

 

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Quando la moglie ha diritto al mantenimento?

Per ottenere il mantenimento non basta guardare ai dati reddituali e vedere chi dei due guadagna meno.
Occorre, infatti, procedere ad un confronto tra:

redditi e patrimonio dell’uno e dell’altro
tenore di vita che la coppia aveva durante il matrimonio e tenore di vita che ciascuno dei due è in grado di permettersi da solo.

Sulla base di questo raffronto, si potrà stabilire se la moglie potrà ricevere l’assegno.
Spero che sia abbastanza chiaro.
Certo, questa valutazione deve essere fatta da un avvocato matrimonialista esperto in questo genere di analisi.

Un esempio

Per chiarire facciamo un esempio.
Moglie impiegata con uno stipendio di 1.200,00= euro al mese.
Marito dirigente con uno stipendio di 5.000,00= euro al mese.
Il reddito della famiglia durante il matrimonio era, dunque, di 6.200,00= euro mensili. Questa famiglia poteva permettersi un livello medio-alto di vita: più viaggi durante l’anno; autovetture di un certo tipo; sports; attività di svago; abbigliamento di prezzo medio-alto, e via dicendo.
E’ facile concludere che la moglie da sola, dopo la separazione, non potrà permettersi tutto questo.
Ecco, allora, che l’assegno di mantenimento dovrà consentire alla moglie di disporre di una somma di denaro mensile più vicina a quel reddito familiare.
Attenzione, però.
Non si potrà pretendere un’ equiparazione totale alla condizione del coniuge più forte. Nell’esempio fatto, non potremo suddividere i 6200 € in due parti e stabilire che il marito debba versare 1900 €.
È vero che 6200 € diviso due fa 3100 €.
Ed è vero che 3100 € -1200 € (lo stipendio della moglie) dà 1900 €.

Cosa significa “tendenzialmente”?

Ma abbiamo visto che l’assegno di mantenimento deve tendenzialmente assicurare il precedente tenore di vita .
Fate attenzione a questa parola: “tendenzialmente“.
Va infatti considerato che con la separazione si creano due economie: due case, doppie bollette, doppie spese condominiali, e via dicendo. È probabile che l’altro coniuge vado a vivere in una casa in affitto o contragga un mutuo. Tutto questo fa sì che anche il reddito del coniuge più forte subirà una diminuzione.
Inoltre, nonostante il reddito lavorativo più basso, la moglie potrebbe, per esempio, possedere un altro immobile o più immobili. Magari potrebbe averli ricevuti in eredità dai genitori. All’opposto il marito potrebbe non possedere alcun bene. Come abbiamo già visto, questi elementi sono importanti.Gli avvocati dei due coniugi dovranno tenerne conto nella ricerca di un accordo. E anche il giudice dovrà considerarli qualora spetta a lui decidere.
Tendenzialmente vuol dire che l’importo del mantenimento dovrà tendere ad assicurare il precedente tenore di vita.

Esistono tabelle per decidere l’entità dell’assegno di mantenimento per la moglie?

No, non esistono tabelle. La valutazione è rimessa agli avvocati e al giudice.

La moglie disoccupata ha sempre diritto al mantenimento?

No. La moglie disoccupata ha diritto al mantenimento se la disoccupazione non è stata una sua scelta.
Se la decisione di non lavorare è stata presa liberamente, evidentemente la persona che l’ha fatta non ha necessità di essere supportata.
Pertanto, per ottenere l’assegno, occorre provare che la disoccupazione è involontaria.
Vi è però un’eccezione: se marito e moglie decisero insieme che lei non avrebbe lavorato per occuparsi della casa e dei figli.

Quando il mantenimento non è dovuto?

Non spetta il diritto all’assegno di mantenimento nel caso di addebito della separazione. Questa ipotesi può verificarsi soltanto quando la separazione è giudiziale.
In altri termini, se i coniugi si separano consensualmente, non ci può essere addebito della separazione. Questo è possibile soltanto se i due vanno in causa per potersi separare.
Per maggiori informazioni sull’addebito della separazione, leggi questo articolo.
Quello che è importante sapere qui e che se il giudice addebita la separazione da uno dei coniugi, questi perde il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento.

Quanto dura l’assegno di mantenimento al coniuge? Fino a quando può essere percepito?

Dipende dai casi.
L’assegno di mantenimento potrebbe durare anche per tutta la vita. Esso potrebbe però venire meno anche pochi mesi dopo la separazione.
Così, se la moglie disoccupata al momento della separazione, poi trova un lavoro adeguato, l’altro coniuge potrebbe chiedere la cessazione del proprio obbligo.
L’assegno di mantenimento verrà poi meno al momento del divorzio. Non è obbligatorio divorziare. Ma, se i coniugi separati arrivano al divorzio, l’assegno di mantenimento viene meno.
Gli avvocati e il giudice, infatti, dovranno valutare se ci sono i presupposti per un altro tipo di assegno, l’assegno di divorzio.
L’assegno di mantenimento si può perdere, inoltre, se dopo la separazione migliorano le condizioni economiche di chi lo riceve.
Il miglioramento potrebbe dipendere da una progressione di carriera, da una successione ereditaria o da qualsivoglia altro fattore.
Un’altra ragione che potrebbe portare alla perdita dell’assegno di mantenimento è il peggioramento delle condizioni economiche del coniuge obbligato a versarlo.

Cosa succede se l’altro coniuge non paga il mantenimento ?

Ci sono numerosi strumenti di tutela.
Innanzitutto, si può pignorare lo stipendio o il conto corrente dell’altro. Si può anche pignorare altri beni del coniuge inadempiente.
Si può poi ottenere il pagamento dell’assegno direttamente dal datore di lavoro del coniuge obbligato.
Inoltre, esistono forme di garanzia che si possono attivare prima ancora che si verifichi il mancato pagamento.
Oggi, poi, si può anche denunciare penalmente il coniuge che non paga l’assegno.