Divorzio e separazione: tutto quello che c’è da sapere

Scritto il 22 Aprile 2019 in Divorzio e Separazione

Divorzio e separazione, come tutti sappiamo, non sono la stessa cosa. Si tratta, tuttavia, di due fenomeni collegati. E se la separazione non conduce necessariamente al divorzio, quest’ultimo si può ottenere soltanto dopo la separazione. 

La vera fine del matrimonio si verifica, dunque, soltanto con il divorzio, il quale – passatemi l’espressione non proprio felice – costituisce il traguardo finale per chi vuole porre la parola fine per sempre alla propria esperienza di vita coniugale.

È anche vero, però, che il divorzio non è necessario per liberarsi da un’unione che non funziona più. Anche la separazione consente, infatti, di voltare pagina cominciando un’esistenza nuova, da soli o con affetti nuovi. 

Ma, allora, nella pratica, è meglio separarsi e basta o arrivare fino al divorzio?

Non esiste una risposta univoca che possa andare bene per tutti e in tutti i casi. 

La scelta se separarsi e basta o procedere anche al divorzio dipende da diversi elementi. Pertanto, è essenziale, innanzitutto, conoscere bene le differenze tra i due istituti. 

Eviterò, beninteso, di entrare nei tecnicismi e cercherò di fornire indicazioni concrete che possano aiutare gli interessati ad orientarsi in un senso o nell’altro. 

 

Differenze fra separazione e divorzio 

La differenza fondamentale è la seguente: con la separazione marito e moglie assumono la condizione di ‘coniugi separati’. Ciò vuol dire che non vi sono più doveri coniugali da rispettare: non c’è più il dovere di coabitazione né di fedeltà, non c’è più il dovere di collaborare nell’interesse della famiglia, non c’è più il dovere di assistenza morale e materiale verso l’altro. Ciò nonostante si rimane coniugi, e dunque non ci si può risposare.

Con il divorzio, invece, il matrimonio si scioglie. È come se il film della cerimonia nuziale venisse proiettato all’incontrario: si arriva al punto iniziale in cui i due coniugi non sono tali; non c’è un marito e non c’è una moglie. Con il divorzio, dunque, tutto torna come prima del matrimonio (vedremo in realtà che qualcosa del matrimonio che fu rimane in piedi).

Dunque, con la separazione rimango coniuge seppur separato, con il divorzio divento ex coniuge, dato che il legame coniugale viene sciolto. Ah, attenzione: se il matrimonio è stato celebrato in chiesa (matrimonio cosidetto concordatario), a venire meno sono gli effetti civili del matrimonio. In parole povere, il vincolo coniugale viene meno per lo Stato ma non per la Chiesa. 

Da questa differenza fondamentale ne derivano altre che passo ad elencare:

– nella separazione, se vuoi, puoi riconciliarti, cioè ricominciare a vivere sotto lo stesso tetto; con il divorzio pure, ma per tornare proprio come prima, dovrai convolare di nuovo a nozze con il tuo ex;

– nella separazione, se sei il coniuge più debole economicamente, puoi ottenere un assegno di mantenimento; si tratta di un assegno che dovrebbe consentirti di continuare a godere (almeno tendenzialmente) del tenore di vita che avevi durante la vita coniugale. Nel divorzio puoi ottenere un altro tipo di assegno, ovvero l’assegno di divorzio. Questo assegno ha una funzione un po’ diversa dall’assegno di mantenimento. In pratica, per ottenerlo occorre provare che la tua disparità economica rispetto al tuo ex è dovuta alle rinuncie da Te fatte durante la vita matrimoniale per favorire la sua carriera. Dal lato opposto, se sei quello dei due economicamente più forte, tramite il divorzio potrai concordare con l’altro coniuge la corresponsione, invece dell’assegno, di una somma di denaro in unica soluzione. È questa la “liquidazione una tantum”, che viene cioè corrisposta una volta soltanto nella vita. In questo modo, chi la riceve non potrà più pretendere alcun assegno di mantenimento, mentre chi la corrisponde potrà contare sulla certezza di non incappare in altre richieste future di mantenimento;

– se rimani coniuge separato, un domani, quando l’altro coniuge non sarà più in vita, ti spetterà la pensione di reversibilità (semprechè l’altro, al momento della morte, percepisse una pensione). In realtà l’INPS sostiene che la reversibilità spetti soltanto al coniuge superstite che percepiva dal coniuge defunto un assegno di mantenimento. La Cassazione, però, ha chiarito che la pensione di reversibilità spetta anche se non esisteva un assegno di mantenimento.   Il diritto alla reversibilità spetta anche in caso di divorzio ma con alcune differenze: occorre essere titolari dell’assegno di divorzio e si perde se ci si sposa una seconda volta. Inoltre, se l’ex coniuge deceduto si era risposato, la pensione andrà ripartita tra coniuge ed ex coniuge superstiti;

– una differenza piuttosto bizzarra tra separazione e divorzio riguarda il trattamento di fine rapporto: mentre, infatti, il coniuge separato non ha diritto a percepire una quota del trattamento di fine rapporto che venga liquidato all’altro, tale diritto spetta, invece, all’ex coniuge. Chiaramente devono sussistere alcune condizioni: la sentenza di divorzio deve essere diventata definitiva cioè non più modificabile; il richiedente deve essere titolare dell’assegno di divorzio e non si deve essere passati a nuove nozze;

– vediamo ora le differenze sul versante ereditario. Se sei separato, nel momento in cui si aprirà la successione ereditaria dell’altro la legge ti riconosce diritti ereditari e questo anche se l’altro abbia fatto testamento escludendoti. Con il divorzio, invece, vengono meno tutti i diritti ereditari dato che, come abbiamo visto, il vincolo matrimoniale si scioglie. E’ dunque evidente che se hai un patrimonio significativo che non vuoi lasciare al tuo ex ti converrà chiedere il divorzio.

 

Separazione e divorzio secondo la nuova legge 

L’obbligo di separarsi per poter divorziare è una peculiarità del sistema italiano. Negli altri ordinamenti, infatti, la crisi coniugale sfocia direttamente nel divorzio. Ciò ha dato vita ad un acceso dibattito nell’opinione pubblica sulla necessità di semplificare il cammino verso lo scioglimento del vincolo matrimoniale. 

Si è arrivati così, nel maggio 2015, ad una riforma di legge che ha ridotto il tempo necessario per chiedere il divorzio. La nuova legge non ha eliminato il doppio passaggio, prima la separazione e poi il divorzio; essa ha, tuttavia, ridotto il tempo che deve intercorrere tra separazione e domanda di divorzio da tre anni a sei mesi/un anno, a seconda dei casi. 

Più esattamente, se i coniugi si sono separati con un accordo (separazione consensuale), allora bastano sei mesi; se, invece, la separazione è stata decisa dal Tribunale in mancanza di un accordo, allora deve passare un anno dalla prima udienza svoltasi nella causa di separazione e si deve comunque attendere la sentenza. Il sistema, dunque, non è ancora così veloce e snello come in altri Paesi, ma si è fatto un passo avanti. 

In realtà, se si hanno già le idee chiare quando si decide di volersi separare, si può anche strutturare l’iter in modo da predisporre anche le carte del divorzio riducendo al minimo i tempi. 

 

 

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Separazione e divorzio con figli

Bene, immagino che ti starai chiedendo se tutto quello che abbiamo visto sopra vale anche se ci sono dei figli, soprattutto figli minorenni.

Per risponderti è sufficiente considerare che i diritti dei figli sono stati regolamentati dal legislatore in modo da garantire loro il mantenimento e la cura materiale e morale da parte di entrambi i genitori qualunque sia il rapporto tra questi ultimi. 

In altre parole, che genitori si separino o divorzino  o pongano fine ad una convivenza, per i figli non fa differenza alcuna. Entrambi i genitori dovranno, infatti, continuare ad occuparsi di loro. E i criteri per stabilire quale dovrà essere l’ammontare dell’impegno economico per il mantenimento dei figli non cambierà nella separazione e nel divorzio. 

Lo stesso va detto per quanto riguarda il diritto dei figli di continuare a vivere nella ex casa familiare. Trattandosi di un diritto dei figli, esso non può essere condizionato dal fatto che i genitori si separino, divorzino, o pongano fine alla convivenza tra loro. 

 

Differenza tra separazione e divorzio con figli

Considerato, allora, che i diritti dei figli sono assicurati sia in caso di separazione sia in caso di divorzio, vediamo se ci siano comunque differenze tra la separazione con figli e il divorzio con figli.

Dal punto di vista del diritto, come appena detto sopra, non c’è alcuna differenza. È però evidente che se l’obiettivo è di arrivare ad un accordo, in presenza di figli la trattativa sarà più complessa ed impegnativa. Mi spiego meglio: se sul tavolo della negoziazione la posta in gioco è sia l’assegno per il coniuge più debole sia il mantenimento per i figli, allora si dovrà ricercare un punto di equilibrio tra le esigenze di tutti.

In questi casi affidarsi ad un avvocato esperto e competente è fondamentale; diversamente, si rischia di non ottenere quanto necessario a soddisfare in modo adeguato le esigenze di vita propria e dei figli o, dall’altro lato, si rischia di ritrovarsi a dover corrispondere somme eccessive e non proporzionate. E questo obbligherebbe poi a dover chiedere delle revisioni che non sempre sarà possibile ottenere e che costerebbero ulteriori oneri per l’assistenza da parte dell’avvocato.

 

Divorzio e separazione: costi

Una delle domande più frequenti oggi, con la crisi economica e con le difficoltà che si accompagnano alla decisione di separarsi, è quella dei costi necessari per separarsi o per divorziare.

Prima di tutto va detto che i costi sono diversi per l’iter consensuale e per quello giudiziale. Se infatti si raggiunge un accordo, nel qual caso si chiude la separazione come consensuale, il costo sarà inferiore rispetto al dover portare avanti una causa vera e propria. E lo stesso va detto per il divorzio, dato che anche il divorzio può essere basato sull’accordo oppure venire deciso dal giudice in tribunale come se fosse una causa vera e propria.

All’interno poi di ciascuna delle due opzioni-consensuale o giudiziale vi possono essere grandi differenze tra un caso e l’altro. Pertanto scrivere qui quanto costa oltre che impossibile non sarebbe corretto. Se io dicessi 1000 € o 1500 € o 2000 €, infatti, direi delle cifre astratte che molto difficilmente potranno corrispondere al costo reale che sarà possibile preventivare dopo aver valutato tutte tutte le caratteristiche del caso concreto.

Nel mio studio abbiamo messo a punto una sorta di preventivatore,  che compiliamo insieme all’interessato dopo un breve colloquio. In questo modo riusciamo a tarare il costo dell’assistenza senza chiedere al cliente più di quello che è giusto per un’assistenza competente modellata su misura e sulla base di quanto ci viene richiesto.

 

Separazione e divorzio: tempi

Vediamo adesso i tempi necessari per separarsi e per divorziare.

Anche qui, come per i costi, bisogna fare delle distinzioni. 

Di sicuro, se ti separi consensualmente cioè raggiungendo un accordo, i tempi saranno molto molto più brevi rispetto a quelli di un contenzioso.

Per darti un ordine di grandezza, posso dirti che una separazione consensuale si conclude mediamente in sei mesi se l’accordo viene fatto ratificare in tribunale e in un mese, un mese e mezzo, se si procede con la negoziazione assistita. 

Diversamente, cioè se l’accordo non viene raggiunto e si va in giudizio, la durata media è di un anno e mezzo/due. La durata effettiva dipende dai diversi uffici giudiziari, dato che i tribunali delle diverse città hanno tempi differenziati, ma anche dalle complicazioni che possono insorgere durante il percorso. Ci sono poi i casi più complessi, per esempio quelli in cui c’è un forte conflitto tra i genitori per quanto riguarda i rapporti con i  figli, che durano anche anni.

Di sicuro, la via più veloce è quella dell’accordo raggiunto tramite gli avvocati e firmato davanti agli avvocati dei due coniugi: in questi casi si può impiegare anche soltanto un mese (un mese è il termine minimo indicato dalla legge, meno non si può). In questo caso si parla di negoziazione assistita. Molti avvocati matrimonialisti non vedono di buon occhio questa modalità perché la legge che l’ha introdotta addossa agli avvocati maggiori responsabilità con anche il rischio di sanzioni e multe. Noi, tuttavia, abbiamo deciso di favorire questa modalità, dato che crediamo che questo vada fatto per favorire l’accesso delle persone agli strumenti disponibili per facilitare la soluzione dei problemi. 

Pertanto, se la domanda è: voi fate la negoziazione assistita? La risposta è: sì, noi la facciamo.