Affidamento condiviso come funziona

affidamento condiviso dei figli
Scritto il 23 Agosto 2020 in Divorzio e Separazione

Affidamento condiviso: cos’è esattamente

Affidamento condiviso. Su internet si trovano decine di articoli che spiegano cos’è. Il mio scopo è far capire che cosa significa in concreto l’affidamento condiviso dei figli.
Stabiliamo, innanzitutto, a chi interessa questo articolo sull’affidamento dei figli.
Sicuramente esso interessa:
  1. i genitori che si separano
  2. i genitori che divorziano
  3. i genitori non sposati che pongono fine alla loro convivenza
  4. i genitori non sposati che non hanno mai convissuto tra loro.
Nei casi 3. e 4. parliamo, quindi, di coppie di fatto e di affidamento condiviso coppie di fatto.
In tutti i casi deve trattarsi di genitori di minorenni.
Un figlio maggiorenne, infatti, non può essere affidato a nessuno. Questo perchè egli è in grado, per la legge, di decidere autonomamente le questioni che lo riguardano.
Per i figli minorenni, invece, spetta ai genitori prendere le decisioni. Intendo le decisioni sulla scuola, sull’educazione, sulla salute, insomma le questioni importanti per la sua vita.
Ecco, allora, spiegato che cos’è l’affidamento condiviso in concreto.
E’ la capacità e possibilità di prendere le decisioni determinanti per la crescita del proprio figlio. Esso è al tempo stesso sia un diritto/dovere dei genitori, sia un diritto del figlio.
Il figlio deve essere guidato in modo da poter crescere e sviluppare la sua personalità in modo equilibrato. Questo fino a quando il figlio stesso, compiuti i 18 anni, sarà in grado di procedere da solo.

Affidamento condiviso modalità

Chiedersi quali sono le modalità dell’affidamento condiviso figli è in realtà una domanda mal posta. Ma c’è una ragione precisa per la quale in tanti si chiedono come si realizza questo tipo di affidamento.
Molte persone pensano che avere l’affidamento condiviso dei figli significhi tenere i figli con sè per tempi equivalenti.
Questo è un concetto errato.
Infatti, come abbiamo visto, l’affidamento condiviso riguarda il compito di prendere decisioni e non i tempi di custodia dei figli.
Raccomando, pertanto, di tenere ben distinti i due concetti.
C’è anche un’ulteriore differenza tra ‘affidamento condiviso‘ e ‘tempi di permanenza dei figli’.
Il primo si applica pressochè in automatico. I genitori che si separano, in altre parole, non devono discutere a chi di loro i figli verranno affidati. Tranne che in casi particolari, infatti, i figli resteranno affidati ad entrambi i genitori.
I tempi di presenza dei figli presso ciascun genitore, invece, devono essere decisi. Le opzioni a tale riguardo sono, infatti, numerose. E la decisione sarà presa dai genitori con l’aiuto dell’avvocato. In mancanza di accordo tra i genitori, sarà il giudice a decidere i tempi.

Affidamento condiviso e tempi paritari

Ma, ecco il punto, affidamento condiviso non vuol dire per forza tempi al 50%.
Mi capita spesso di ricevere papà i quali rivendicano il diritto di tenere con sè i bambini per il 50% del tempo. Si parla in questi casi di tempi paritari, o tempi equivalenti. Si parla anche, in questo caso, di affidamento alternato.
Io comprendo bene che rivendicare tempi paritari ha un profondo valore per questi padri. Ciò nonostante, mi soffermo su questo punto per spiegare loro che sì i tempi sostanzialmente uguali sono importanti. Tuttavia, ottenere tempi paritari non è una conseguenza diretta e automatica dell’affidamento condiviso.
Il papà, per esempio, potrebbe tenere con sé il figlioletto:
– per un fine settimana lungo ogni due settimane + uno o due giorni infrasettimanali;
– oppure 3 giorni in una settimana e 4 nell’altra.
In ogni caso l’affidamento sarebbe condiviso.
Quelli indicati sono soltanto degli esempi. Le possibilità, ripeto, sono più d’una.

Genitore affidatario

Un tempo si parlava di genitore affidatario. Ora, se quanto ho detto sopra è chiaro, è facile comprendere che parlare oggi di genitore affidatario è fuori luogo.
A meno che siamo in un caso di affidamento esclusivo. Lo vedremo dopo.
O meglio. Si dovrà parlare di genitore coaffidatario. Infatti, tutti e due i genitori hanno l’affidamento e l’uno non esclude l’altro. E ciò significa, all’atto pratico, che nessuno dei due potrà prendere una decisione per il figlio all’insaputa dell’altro. O peggio ancora, nessuno dei due potrà decidere in contrasto con il parere contrario dell‘altro.
Facciamo anche qui un esempio. La scelta della scuola dovrà essere condivisa da mamma e papà. La mamma che vuole iscrivere il figlio alla scuola privata potrà farlo soltanto se anche il papà sarà d’accordo. E viceversa, naturalmente!
Dunque, abbiamo detto, al bando il concetto di genitore affidatario, ormai desueto.

Genitore collocatario

Oggi si parla, piuttosto, di genitore collocatario. Come lascia intendere la parola, si fa riferimento a quello dei genitori che vivrà con i figli in via prevalente. Il genitore, cioè, che manterrà la residenza anagrafica con il figlio.
Il collocamento, dunque, non incide sull’affidamento. È vero, però, che questo concetto genera disparità di condizione tra i due genitori.
Il genitore collocatario tenderà, infatti, a considerarsi un genitore di serie A.
Per converso, il genitore non collocatario rischia di essere considerato un genitore di serie B.
Si pensi che alcuni giudici continuano a parlare di “diritto di visita” per il padre. E lo fanno nei provvedimenti con cui dettano le regole della separazione. Così, in questi provvedimenti si trova scritto: “Il padre potrà vedere il figlio nei seguenti tempi…”.
I movimenti dei genitori separati hanno protestato duramente e ancora lo stanno facendo. In effetti, qualcosa è migliorato nel tempo. Pensate, comunque, che la legge sull’affidamento condiviso entrò in vigore nel 2006, quasi 15 anni fa!!

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Affido condivido assegno di mantenimento

Le modalità di mantenimento dei figli non è strettamente legata all’affidamento.
Per meglio dire, i figli devono essere mantenuti dai genitori fin dalla loro nascita, per il fatto in sè di averli messi al mondo. E questo dovere non viene certo meno con la separazione o il divorzio!
Cambia, tuttavia, il modo con cui ciascun genitore separato provvede al mantenimento.
Normalmente, il genitore collocatario provvede al mantenimento in modo diretto: acquista i beni necessari, paga i servizi domestici etc.
Il genitore non convivente, invece, provvede al mantenimento versando all’altro un assegno. L’ammontare dell’assegno varia a seconda di una serie di elementi: i redditi, i tempi di permanenza del figlio, le esigenze dei figli, l’assegnazione della casa familiare.

Affidamento esclusivo

L’affido esclusivo dei figli minori consiste nell’attribuire ad un solo genitore il potere di prendere decisioni per il figlio. Esso è un’eccezione e può essere disposto in casi del tutto residuali.
Soltanto il giudice può stabilire l’affidamento esclusivo mentre esso non può essere concordato tra i genitori. La ragione è semplice. Non si può escludere un genitore dall’esercizio della responsabilità genitoriale senza gravi ragioni.
Non è possibile neppure rinunciare all’affidamento di un figlio.
L’eventuale accordo tra i genitori che disponesse l’affidamento esclusivo ad uno soltanto di essi, sarebbe nullo. Il giudice lo respingerebbe.
Anche recentemente la Cassazione ha ribadito quanto sopra.
Il giudice potrà affidare i figli minori ad un solo genitore quando accerti determinate condizioni; ad esempio:
– uno dei genitori vive all’estero e si reca a vedere il figlio raramente
– il genitore ha trascurato i propri doveri educativi e di mantenimento verso il figlio
– il genitore si è disinteressato del figlio, omettendo di frequentarlo
– il genitore si è reso responsabile di condizionamenti negativi sul figlio nei confronti dell’altro genitore
– il genitore impedisce all’altro di svolgere i propri compiti genitoriali
– il genitore impedisce il rapporto tra il figlio e l’altro genitore.
In definitiva, si può disapplicare l’affidamento condiviso soltanto quando risulti che esso è dannoso per il figlio.
Il giudice deve in ogni caso spiegare per iscritto le ragioni in base alle quali ha disposto l’affidamento esclusivo. 

Affido esclusivo cosa comporta

L’affidamento esclusivo comporta che tutte le decisioni importanti per il figlio vengano assunte dal solo genitore affidatario.
Tuttavia, esso non esonera il genitore escluso dall’osservanza dei doveri verso il figlio.
In particolare, questi sarà tenuto ugualmente al mantenimento dei figli.
Il genitore non affidatario potrà, inoltre vigilare sulle scelte dell’altro. Egli potrà inoltre rivolgersi al giudice qualora ritenga che il genitore affidatario abbia preso iniziative contrarie all’interesse del figlio.
La decisione di affidare un minore ad un solo genitore non vale per sempre. Essa, infatti, può essere revocata e può essere ripristinato l’affidamento condiviso.
Per ottenere questo, il genitore interessato dovrà ricorrere al giudice, spiegando le ragioni che fondano la sua domanda.
Il più delle volte riottenere l’affidamento condiviso non è facile. Per questo occorre affidarsi ad avvocati competenti ed esperti.
L’avvocato esaminerà, prima di tutto, la situazione e valuterà se la domanda abbia chance di accoglimento.

 

Come ottenere l’affidamento esclusivo

In realtà questa e una cosa da fare in casi rarissimi. Nel precedente paragrafo ho spiegato perchè.
Vi possono essere, tuttavia, situazioni gravi che giustificano la domanda di affidamento esclusivo.
In questi casi, il genitore che intende chiedere l’affidamento esclusivo dovrà rivolgersi al giudice. E’ necessaria e importantissima l’assistenza di un avvocato competente in materia.
L’avvocato valuterà, prima di tutto, se vi siano le condizioni che giustificano tale domanda.
Mi è capitato varie volte di ricevere richiesta di assistenza per ottenere l’affidamento esclusivo. Ma in alcuni casi mi era chiaro che il giudice non lo avrebbe concesso. Questo perchè era evidente che il desiderio del genitore era quello di poter escludere l’altro dalla gestione del figlio. In quei casi ho detto no, ho rifiutato l’incarico. Ho cercato di fare comprendere le ragioni del mio no. Prima di tutto, la ragione era morale. Ricordo che noi avvocati familiaristi abbiamo precisi doveri deontologici. In poche parole, non possiamo aiutare un genitore malevolo a distruggere l’ex e, per di più, a discapito dei figli minori.
Inoltre, ci sono conseguenze economiche negative perchi chiede l’affidamento esclusivo senza ragioni valide. Questi può essere condannato dal giudice al risarcimento del danno oltre che alle spese legali.
Qualora, invece, l’avvocato lo ritenga giustificato, predisporrà il ricorso da presentare al giudice. Il ricorso dovrà illustrare in modo chiaro e comprovabile le ragioni della domanda.
Quindi, il Giudice convocherà le parti e si aprirà un procedimento in tribunale. Questo procedimento servirà a verificare se le ragioni esposte dal richiedente siano valide e reali. Compiute le verifiche necessarie, verrà presa la decisione.
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