I desideri del bambino riguardo al proprio affidamento

Scritto il 27 Luglio 2007 in Dc-Rapporti tra genitori e figli

Una sentenza che si regge a fatica su una serie di pregiudizi, difficili da scardinare, come quello per cui è inevitabile che il figlio stia comunque meglio accanto alla madre, quand’anche egli affermi decisamente il contrario ( e la madre lo ammetta).

Una sentenza che si regge sul mero dato formale dell’art. 13 della Convenzione dell’Aja il quale esige (così si esprime la Cassazione) che “il minore abbia un’età e un grado di maturità tali da giustificare il rispetto della sua opinione”.

Ma è poi vero che il giudice, in occasione di un solo breve colloquio con il minore, è in grado di verificare la sussistenza in concreto di tale nebuloso requisito ? Qual è il bambino che può dirsi maturo piuttosto che immaturo ?
O non sarebbe più giusto, in una società evoluta, dare per pressochè scontato o, quanto meno, presumere che un bambino di undici anni sappia ormai il fatto suo (e quante volte i figli di genitori separati si trovano in questa condizione !) e sappia scegliere dove vuole vivere?
Salvo – si intende – che depongano in senso contrario elementi di dubbio, i quali, in tal caso, devono indurre il giudice a disporre le necessarie verifiche.