È una decisione che fa discutere quella (n. 24589/2009) pronunciata dagli Ermellini lo scorso 21 novembre, e che provoca indignazione e perplessità.
Il caso in analisi concerne il ricorso, promosso da una coppia di genitori, avverso la sentenza del TM dell’Emilia Romagna, che aveva dichiarato in stato di abbandono, e pertanto adottabili, le quattro figlie di una coppia, sul rilievo dell’assoluta mancanza nei genitori di senso di responsabilità. Tale carenza genitoriale sarebbe stata palesata dalle continue e ravvicinate gravidanze, giustificate dal desiderio di procreare un maschio, nonostante l’assoluta inadeguatezza degli stessi e lo stato di indigenza in cui versavano.
Rimarcata l’inutilità dei numerosi interventi sociali compiuti nei confronti della giovane coppia per assicurare la crescita delle bambine nell’ambito del nucleo familiare d’origine, la Suprema Corte, ha confermato, così, lo stato di adottabilità delle sorelline, legittimando in tal modo un principio aberrante: lo Stato può interferire sulla decisione del numero dei figli che una coppia vuole generare.
È un provvedimento drastico, estremo, irrispettoso dei sentimenti dei bambini e dei genitori.
I giudici hanno scelto la drastica misura dell’adottabilità – sebbene questa sia considerata dall’ordinamento l’ extrema ratio, cui è giustificato ricorrere solo allorché lo stato di bisogno in cui versi il minore sia tale da determinare in concreto un grave pericolo di compromissione per la salute e la possibilità di un armonico sviluppo fisico e psichico – sulla base di discutibili osservazioni. Hanno ritenuto inaccettabili e preponderanti la scarsa collaborazione dei genitori con gli operatori sociali o le “irresponsabili” gravidanze aggravate dalla mancanza di un lavoro e una casa stabile, e, così, hanno strappato le minori alla propria famiglia, invece di preferire soluzioni meno invasive e avvilenti, quali l’affido familiare, ad esempio, istituto certamente più adeguato alle esigenze delle famiglie in difficoltà.
Ma ciò che soprattutto emerge dal provvedimento e che maggiormente allarma è la sempre maggiore ingerenza dello Stato nella sfera più personale e intima degli individui. Le istituzioni sottraggono i figli alle loro famiglie, allontanano quattro bambine dai propri genitori e certamente le allontanano l’una dall’altra, privandole della loro identità, sulla base di rilievi non troppo approfonditi né di motivazioni determinanti, mostrando di disprezzare l’esistenza stessa degli affetti familiari, di cui le famiglie bisognose non sono affatto prive.(Sonia Anzivino)
