Che cos’è l’alienazione parentale?

alienazione parentale
Scritto il 10 Gennaio 2023 in Divorzio e Separazione

Aggiornamento del 11.04.2025

L’alienazione parentale, nota anche come alienazione genitoriale, è un fenomeno che si verifica in caso di separazioni conflittuali. Si verifica quando un figlio minore, senza motivo plausibile, rifiuta di incontrare uno dei genitori con cui non vive abitualmente, accompagnando spesso il rifiuto con comportamenti denigratori nei confronti del genitore respinto. Questo atteggiamento viene indotto dalle azioni e dai comportamenti dell’altro genitore.

Qual’è la causa dell’alienazione parentale

L’alienazione parentale è causata dalle iniziative e dai comportamenti di un genitore, anche se non sempre questo genitore è consapevole di indurre il figlio a rifiutare l’altro genitore. In alcuni casi, il genitore “alienante” è convinto erroneamnete di agire nel miglior interesse del bambino.  Il più delle volte il genitore alienante è quello collocatario, cioè quello che convive abitualmente con il bambino.

Che cosa non è l’alienazione parentale

L’alienazione parentale non è una patologia o una malattia psicologica del bambino o dell’adulto.
Si tratta di un disturbo della relazione tra i componenti della famiglia separata: madre, padre e figlio minore.
L’alienazione genitoriale, pertanto, si verifica soltanto all’interno di un rapporto disfunzionale tra i membri della famiglia separata.

I sintomi dell’alienazione genitoriale

Gli studiosi hanno stilato un elenco di sintomi dell’alienazione parentale, nota anche come sindrome di alienazione parentale (PAS).
Tale elenco include comportamenti come il rifiuto del bambino di relazionarsi con un genitore, accompagnato da una forte e ingiustificata campagna di denigrazione nei confronti di quel genitore.
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La posizione degli operatori 

Non tutti gli operatori riconoscono l’esistenza dell’alienazione parentale. In Italia non esiste ancora una legislazione specifica che ne tenga conto e che possa fornire una risposta a tutela dei minori.
Anzi, molti giudici e avvocati sostengono che l’alienazione parentale non esiste proprio.
Ora, però, ciò che conta è il fatto che tale fenomeno esiste veramente nella realtà; e non importa il nome che gli si vuole dare.
L’alienazione parentale consiste nel “rifiuto del bambino di relazionarsi con un genitore, accompagnato da una forte e ingiustificata campagna di denigrazione nei suoi confronti.”
Anche se non è una patologia o una malattia psicologica, è un fenomeno reale che si verifica in caso di separazioni conflittuali e richiede risposte a tutela dei minori.
Ti segnalo questo articolo su un caso che ha fatto molto discutere (il caso Massaro) sul quale anch’io ho detto la mia!

Come si sviluppa?

L’alienazione parentale può svilupparsi gradualmente nel corso del tempo, spesso iniziando con piccole infrazioni alla custodia condivisa del bambino, come ritardi nella restituzione del bambino all’altro genitore o la mancata partecipazione alle attività previste dall’accordo di custodia. Il genitore alienante può anche iniziare a criticare o denigrare l’altro genitore davanti al bambino, o a istigare il bambino a fare lo stesso. Nel tempo, queste azioni possono aumentare e portare ad un rifiuto completo del bambino di vedere o comunicare con il genitore alienato.

Effetti sui bambini

L’alienazione parentale può avere effetti significativi sul benessere emotivo e psicologico dei bambini coinvolti.
Essa può causare ansia, depressione, isolamento sociale, bassa autostima, e problemi di fiducia nelle relazioni future.
Può anche portare a problemi di comportamento, come ribellione e opposizione, e può influire negativamente sull’apprendimento e sullo sviluppo del bambino.

Interventi terapeutici

In caso di alienazione genitoriale, l’intervento terapeutico è spesso necessario per aiutare a riparare la relazione tra il bambino e il genitore alienato. Ci sono diverse forme di terapia disponibili, come la terapia familiare, la terapia individuale per i bambini e i genitori, e il lavoro di mediazione tra i genitori. L’obiettivo della terapia è quello di aiutare il bambino a superare le difficoltà emotive e a ripristinare la relazione con il genitore alienato.

Si può prevenire l’alienazione parentale?

La prevenzione dell’alienazione parentale è possibile attraverso l’adozione di una comunicazione efficace tra i genitori e l’adozione di un accordo di custodia che prevede il rispetto dei tempi e delle attività previste per la relazione con entrambi i genitori. E’ importante che i genitori rispettino l’accordo di custodia e che evitino di criticare o denigrare l’altro genitore davanti al bambino. Inoltre, è importante che i genitori forniscano sostegno al bambino durante la separazione e che cercare aiuto professionale per gestire eventuali difficoltà emotive.

Guarda anche il video!

Come si prova l’alienazione parentale?

La presenza di un’alienazione parentale può essere dimostrata in vario modo.
A questo scopo è la stessa Cassazione che ha dato indicazioni chiare.
Mi riferisco alla sentenza n.   del 2021 di cui parlo in questo video qui sotto, che dunque Ti consiglio di guardare.

Quali sono i possibili rimedi contro l’alienazione genitoriale?

Quello che di più importa ad un genitore alienato è trovare dei rimedi.
Se ti aspetti che io ti dica che c’è un rimedio rapido e sicuro contro i nefasti effetti dell’alienazione genitoriale, allora potresti rimanere deluso.
Non esistono ricette magiche ovviamente, però esistono strumenti che possono dimostrarsi efficaci nel caso concreto.

Comincerò con l’indicare una soluzione assolutamente inadeguata, in modo da metterti in guardia dal richiederla al giudice.
Mi riferisco agli incontri protetti tra genitore alienato e figlio. Gli incontri protetti sono quelli che si svolgono in luoghi messi a disposizione dai Servizi Sociali: genitore e figlio dovrebbero incontrarsi lì e stare insieme per un’ora circa ogni settimana o ogni due settimane, sotto lo sguardo scrutatore di un educatore.
Già da questo puoi capire quanto sia assurdo pensare che un incontro forzato di questo tipo possa servire a far superare il rifiuto del bambino!
Già il fatto che il bambino dovrebbe venire accompagnato nel luogo stabilito dal genitore con lui convivente, crea un grosso problema. E infatti, accade spesso che detto genitore eviti di accompagnare il figlio per l’incontro protetto, o faccia in modo che il bambino stesso rifiuti di presentarsi.
Passo ora alle misure che sono state applicate dai giudici in casi concreti. Le indico nell’ordine procedendo da quella più blanda fino a quella più efficace.

L’ammonimento

Una misura è l’ammonimento (o ammonizione) che può essere anche accompagnata dalla condanna al pagamento di una somma di denaro a titolo di ammenda o di risarcimento.
L’ammonimento è in pratica un avvertimento dato al genitore che ostacola il rapporto tra il figlio e l’altro genitore.
Di per sé, specie nei casi più gravi, questa misura non è sufficiente. Può però rappresentare un inizio, proprio perché essa consiste in un monito che, se non rispettato, potrebbe condurre a provvedimenti più pesanti a carico del genitore ostacolante, compresa la perdita dell’affidamento.

Percorso psicoterapeutico

Un’altra misura che spesso viene ordinata è il percorso psicoterapeutico per il bambino e altresì per i due genitori.
Tuttavia, ordinare ad un adulto un trattamento sanitario non è consentito dalla legge e, dunque, nonostante i giudici talvolta lo facciano, questa misura è destinata all’insuccesso dato che almeno uno dei genitori non rispetterà questa prescrizione.
Quanto al bambino, il percorso psicoterapeutico può essere utile, ma non può costituire la sola misura attivata. Si tratta inoltre di un rimedio che richiede un lungo periodo di tempo, durante il quale il minore rimane sotto l’influenza negativa del genitore alienante.

Affidamento temporaneo del minore al Servizio Sociale 

Tra i rimedi più decisi ed efficaci, vi è quello dell’affidamento temporaneo del minore al Servizio Sociale o al genitore rifiutato; affidamento accompagnato dalla collocazione, anch’essa temporanea, del bambino presso una struttura protetta. Questa misura ha lo scopo di sottrarre il bambino all’influenza condizionante del genitore, con il quale verranno comunque previsti degli incontri periodici.

Non è pertanto una punizione per il genitore alienante, ma un modo per favorire una presa di distanza del figlio dai messaggi e dai comportamenti condizionanti di detto genitore. E proprio per questa ragione, si parla di “stanza di compensazione”. A quanto sopra si accompagna un percorso psicoterapeutico.

Essendo una misura forte, essa richiede decisioni coraggiose. Ed è questa la ragione per la quale tale rimedio non viene visto bene da una parte dei giudici.

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