Come funziona l’adozione delle coppie omosessuali

Scritto il 13 Marzo 2020 in Casi Adozione

Adozione delle coppie omosessuali. Vediamo se è possibile e come si ottiene.
Le coppie omosessuali possono adottare in Italia. Su questo non vi è più dubbio fin dal 2016, quando fu la Cassazione a riconoscerlo.
Dunque, non c’è una legge che ammette esplicitamente l’adozione delle coppie omosessuali o della persona omosessuale. È stata la giurisprudenza, cioè i giudici italiani, a riconoscerla.

L’adozione da parte delle coppie omosessuali è uguale alla adozione delle coppie sposate in Italia?

L’adozione consentita alle coppie omosex è un tipo particolare di adozione, detta appunto ‘adozione in casi particolari‘. Ad ogni modo, essa non differisce molto dall’adozione piena, quella cioè consentita solo ai coniugi. Anzi, le differenze sono irrilevanti all’atto pratico.
La sola differenza rimasta tra adozione piena e adozione in casi particolari è che la prima fa cessare ogni rapporto con la famiglia d’origine del bambino; invece l’adozione in casi particolari non recide i legami con la famiglia d’origine. Questo effetto tuttavia è del tutto irrilevante nel caso in cui ad essere adottato sia il figlio del partner.
In passato, vi era anche un’altra differenza: l’adozione particolare non attribuiva diritto di successione all’adottante nei confronti del figlio adottivo. Questo perché l’adottato non diveniva figlio legittimo dell’adottante. Le cose sono cambiate con la riforma della filiazione, intervenuta nel 2012. Per effetto di essa, tutti i figli adottivi sono figli senza distinzioni nè differenze.
Di conseguenza,  il minore adottato diviene parente dei familiari dell’adottante (avrà, pertanto, nonni, zii, cugini) e varranno le stesse regole ereditarie.
Il dovere di mantenimento, di cura e di educazione viene assunto dall’adottante o dalla coppia adottante. Così pure  la responsabilità genitoriale con i connessi obblighi spetta soltanto all’adottante o agli adottanti.

 

Le coppie omosessuali che intendono adottare un bambino come devono comportarsi?

La risposta è nell’  art. 44 comma 1 della l. adozioni. Questo articolo alla lett. d) dice che può essere adottato anche un bambino che non sarebbe adottabile in modo tradizionale in quanto non in stato di abbandono.
Ebbene, questo è proprio il caso del minore che ha un genitore; egli può essere adottato dal partner del genitore biologico (biological parent).
L’adottante sarà il cd. genitore sociale (step-parent).
E’ quanto hanno stabilito in numerose decisioni i giudici interpretando l’art. 44 lett. d) in modo elastico.
Il partner del genitore di sangue potrebbe essere convivente con l’altro; oppure i due potrebbero essere parte di un’unione civile. (L’ unione civile è il genere di unione riconosciuta per le persone omosessuali dalla legge italiana). Potrebbe anche trattarsi di una coppia omosessuale che si è unita in matrimonio all’estero.

Condizioni per ottenere l’adozione

Non ci sono condizioni particolari. Occorre soltanto:

  1. il consenso del genitore biologico
  2. l’esistenza di un rapporto continuativo e stabile tra genitore sociale e minore (quindi, per es. devono vivere insieme, ci deve essere un progetto di cura, mantenimento e accudimento del bambino da parte dell’adottante).

Restrizioni

Non ci sono restrizioni. L’unica restrizione si ha nell’ipotesi in cui il giudice venga a conoscenza di qualche ragione che rende quell’adozione contraria all’interesse del bambino. Chiaramente non potrà essere considerata una condizione impeditiva il fatto che si tratti di coppia omosessuale.

 

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Come si richiede l’adozione

Il partner della coppia omosessuale che intende adottare il figlio dell’altro/a deve presentare una domanda al Tribunale per i Minorenni del luogo di residenza abituale del minore.
E’ consigliabile affidarsi ad avvocati competenti e preparati. Questo perchè l’avvocato saprà confezionare un ricorso utilizzando tutti gli argomenti e richiamando le norme giuridiche necessarie per far approvare la domanda.

Coppie omosessuali cittadini di Stati diversi

Vediamo ora un caso più complesso; quello in cui i conviventi omosessuali siano di nazionalità diverse: per esempio due donne, una italiana e l’altra straniera. Ipotizziamo, poi, che entrambe vivano in Olanda, dove avviene anche la nascita del figlio della partner italiana.
Ora, poniamo che la donna olandese intenda adottare il figlio dell’altra.
Qui le cose si complicano perchè bisogna stabilire qual è il giudice competente, e poi quale è la legge applicabile.
In base alle norme cd. di diritto internazionale privato, competente a decidere il caso è il giudice del luogo in cui vive il bambino; dunque, nel nostro esempio, è il Giudice olandese.
Senonchè, per la legge olandese il bambino è cittadino italiano, dato che in Olanda vale il criterio dello jus sanguinis. Di conseguenza, il giudice olandese deve decidere in base alla legge italiana.
Ecco, allora, che egli dovrà decidere applicando la normativa che abbiamo visto sopra, ovvero l’art. 44 lett. d) della legge adozioni.
Sulla base di tale legge, il tribunale olandese autorizzerà l’adozione da parte del genitore sociale, verificando che l’adozione sia concretamente conforme all’interesse del minore.
Una volta emessa, la sentenza di adozione potrà essere trascritta in Italia, e acquistare in tal modo efficacia anche in Italia.

Il bambino avrà così due genitori e l’adozione così conclusa varrà in entrambi gli ordinamenti.