Revoca dell’amministratore di sostegno

Scritto il 02 Febbraio 2019 in Amministrazione di Sostegno

Oggi parliamo di revoca dell’amministratore di sostegno, fenomeno che sta ricevendo sempre maggiore interesse da parte sia del beneficiario dell’amministrazione di sostegno (cioè della persona che dovrebbe essere aiutata dall’ads) sia dai familiari del beneficiario. 

 

Chi è l’amministratore di sostegno 

Prima di affrontare l’argomento della revoca dell’amministratore di sostegno è opportuno ricordare chi è e che cosa fa l’amministratore di sostegno. 

Come dice spesso Paolo Cendon, padre morale della riforma, l’amministratore di sostegno è o dovrebbe essere una sorta di angelo custode. Questo non è sempre vero, purtroppo. E, anzi, non vi nascondo di avere incontrato alcuni amministratori di sostegno vestiti di rosso, con una forca (magari piccola) in mano. 

Ad ogni modo, se state leggendo questa scheda, evidentemente sapete già chi è e cosa fa l’amministratore di sostegno. 

Per chi volesse approfondire, segnalo questo mio articolo di qualche tempo fa.

Comunque, in estrema sintesi diciamo che l’amministratore di sostegno è la persona che viene nominata dal giudice tutelare con l’incarico di aiutare chi non sia in grado da solo di compiere determinate attività o atti della vita quotidiana (per es., aprire un conto in banca, firmare un assegno, fare la dichiarazione dei redditi, ritirare la pensione, investire dei risparmi, acquistare un’auto, rifare il tetto della casa, partecipare all’assemblea condominiale, separarsi, divorziare, fare testamento, vendere un appartamento, firmare il consenso per un intervento medico, etc.).

Il soggetto che beneficia di questo aiuto deve essere privo di autonomia, cioè deve essere in condizioni fisiche o mentali tali da non riuscire da solo a curare i propri interessi esistenziali, sanitari o patrimoniali. 

La mancanza di  autonomia può essere totale o parziale, ma deve derivare da una malattia o da una disabilita.

L’amministratore di sostegno deve intervenire a sostegno del beneficiario, svolgendo i compiti e soltanto i compiti stabiliti dal Giudice; tali compiti non sono, infatti, sempre identici in tutti i casi, ma vengono individuati tenendo conto delle effettive esigenze della persona beneficiaria.

 

Perchè avviene la revoca dell’amministratore di sostegno 

La revoca dell’amministratore di sostegno può avvenire in due ordini di casi:

-quando vengono meno le ragioni stesse per le quali l’amministratore di sostegno era stato nominato;

– quando l’amministratore di sostegno in carica non si comporta adeguatamente, quando cioè non agisce nel rispetto dei suoi doveri e non persegue l’interesse del beneficiario.

Esempio del primo caso: – l’amministratore di sostegno era stato nominato per sostenere una persona caduta in depressione; superata la depressione, la persona beneficiaria è di nuovo in grado di provvedere da sé alle proprie necessità e chiede al Giudice di revocare la misura dell’ads.

Esempio del secondo caso: – l’amministratore di sostegno entra in conflitto con il beneficiario o con uno dei familiari di questi. Dato che la conflittualità può nuocere alla salvaguardia dell’interesse del beneficiario, il Giudice può revocare l’amministratore di sostegno, nominando un altro al suo posto. Altro esempio: – l’amministratore di sostegno divulga pubblicamente (ad es. – come effettivamente successo) notizie riguardanti la vita privata del beneficiario, dichiarando oltretutto di essere stato aggredito dal beneficiario, disabile psichico. 

Nel caso effettivamente verificatosi, il Giudice ha sostituito l’amministratore di sostegno, con la seguente motivazione: “è incontestata la partecipazione dell’amministratore di sostegno ad una nota trasmissione televisiva nel corso della quale lo stesso ha riferito delle aggressioni subite e  il comportamento rende altresì inopportuna la prosecuzione dell’attuale incarico”.

Occorre tener presente, comunque, che l’amministratore di sostegno viene nominato dal Giudice e, quando non si tratta di un familiare o di un parente del beneficiario, si tratta di una persona che gode della stima e della fiducia del Giudice. 

Di conseguenza, non è affatto facile ottenere la sostituzione dell’ads. Occorre dimostrare che l’amministratore in carica non è proprio la persona adeguata nel caso concreto. Quando dico “occorre dimostrare” non mi riferisco alla necessità di una prova inconfutabile, ma è comunque necessario fornire al Giudice elementi oggettivi, non proprie opinioni. 

La possibilità di chiedere la revoca dell’amministratore di sostegno in carica non deve essere intesa, pertanto, come una possibilità di “togliere di mezzo” una persona non gradita. 

Occorre – ripeto – una ragione molto molto seria. Tra le ragioni serie vi è – per fare un altro esempio – la mala gestio economica: per es. se l’amministratore non ha tenuto bene i conti, ha gestito gli interessi economici del beneficiario in modo negligente e disordinato, o ha speso il denaro del beneficiario in cose inutili, e via dicendo. 

 

 

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Vi sarebbe, infine, una terza ipotesi di revoca dell’amministratore di sostegno, che is verifica quando il Giudice ritiene che l’amministrazione di sostegno non protegga adeguatamente il beneficiario, e che occorra passare alla misura “maschia” dell’interdizione. 

Non vorrei parlare qui di questa ipotesi perchè le cose da dire sono davvero tante e soprattutto perchè questa ipotesi non dovrebbe proprio esistere. L’interdizione, infatti, è una misura di protezione che calpesta la dignità della persona, sopprimendone totalmente la capacità legale di agire.  E non è affatto vero che l’interdizione protegga di più.

Per fortuna, la chiusura dell’amministrazione di sostegno per passare all’interdizione è sempre meno frequente, ma vi sono interi territori -come il Piemonte- in cui si ricorre spesso e volentieri a questo iter.

 

Quali sono le conseguenze della revoca dell’amministratore di sostegno 

Le conseguenze della revoca dell’amministratore di sostegno sono diverse a seconda che si rientri nel primo caso (chiusura definitiva dell’amministrazione di sostegno) o nel secondo caso (sostituzione dell’amministratore in funzioni). 

Come è evidente, nel primo caso non ci sarà più alcun amministratore di sostegno e tutto tornerà come prima dell’apertura della misura di protezione: la persona a cui favore era stato nominato l’ads farà tutto autonomamente, senza alcuna limitazione. 

Nel secondo caso, invece, a cambiare sarà soltanto la persona chiamata a svolgere le funzioni dell’amministratore precedente. 

Chiaramente, in tale caso, si dovrebbe anche verificare un miglioramento dei rapporti e un maggior benessere per il beneficiario stesso, dal punto di vista materiale e anche morale. 

 

Revoca dell’amministratore di sostegno, come funziona 

La revoca dell’amministratore di sostegno può avvenire o perché è il Giudice stesso che prende l’iniziativa, ma questa ipotesi è piuttosto rara.

Il più delle volte la revoca dell’ads viene decisa dal Giudice sulla base di una domanda.

Deve esserci, cioè, una richiesta di revoca presentata o dallo stesso beneficiario, o da un familiare o dal pubblico ministero. 

La domanda di  revoca, pertanto, funge da input per il giudice a verificare come stanno andando le cose e ad accertare se le ragioni poste alla base della domanda di revoca sono fondate oppure no. 

Una volta esaminata la domanda, il Giudice potrebbe ritenerla del tutto infondata senza neppure bisogno di approfondire, nel qual caso la respinge. L’interessato potrà presentare reclamo, cioè impugnare la decisione.

Diversamente, il Giudice potrebbe ritenere necessaria una verifica della situazione, nel qual caso convoca le parti (cioè il familiare che fa la domanda, il beneficiario e l’amministratore di sostegno) e, dopo l’udienza, decide se e come proseguire nelle verifiche o decidere accogliendo o respingendo la domanda di sostituzione. 

L’iter può essere più o meno lungo; tutto dipende dalla serietà della domanda e dalla complessità del caso. Dare un’indicazione più precisa dei tempi è assolutamente impossibile. Ad ogni modo si parla di mesi, non di anni. 

Se la domanda viene respinta non c’è comunque una condanna alle spese legali dato che non si tratta di una causa nel senso vero e proprio del termine.

Per approfondire l’argomento si segnala la prossima uscita del volume  “Amministrazione di sostegno. Questioni e soluzioni” autore Rita Rossi, edito dalla Casa Editrice Giuffrè.