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infedeltà coniugale virtuale

Infedeltà coniugale virtuale e addebito della separazione

Scritto il 17 aprile 2018 in Divorzio e Separazione

L’infedeltà coniugale virtuale può condurre all’addebito della separazione?

In un’epoca caratterizzata da un’estesa libertà di costumi, verrebbe da rispondere di no. In fondo – si potrebbe osservare – cercare compagnie tramite internet o sui social non è di per sè un tradimento; bisognerà vedere se quel primo approccio virtuale si trasformi in incontri fisici!
Le cose, tuttavia, non  stanno esattamente in questi termini. La stessa Cassazione, con un’ordinanza di pochi giorni fa (16.04.2018) ha ritenuto corretto quanto deciso dalla Corte d’Appello di Bologna qualche anno prima.

La Corte bolognese aveva giustificato l’allontanamento della moglie dal domicilio coniugale proprio perchè l’allontanamento era dipeso dalla scoperta delle relazioni adulterine che il marito intratteneva via etere. In altre parole, la Corte d’appello di Bologna aveva respinto la domanda dell’uomo di addebitare la separazione alla moglie per l’abbandono del tetto coniugale da parte di questa, ma la domanda era stata respinta perchè l’abbandono del tetto coniugale era stato causato dalle condotte del marito.

La Cassazione, nel confermare la decisione emiliana, ha sottolineato a sua volta che la ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet integra comunque infedeltà coniugale, trattandosi di condotta idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale e, dunque, la separazione.

La violazione del dovere coniugale di fedeltà può, dunque, essere integrato anche da comportamenti adulterini non fisici, che cioè di per sè non consistano in approcci sessuali.
A tal fine è sufficiente la ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet, non rilevando – dunque – se a tale ricerca abbia fatto seguito o meno un adulterio nel senso classico del termine.
L’ addebito della separazione per infedeltà scopre, dunque, nuove occasioni applicative e…(per il coniuge fedifrago) ciò comporta nuovi rischi.

 

Che dire? Troppo rigore? Severità eccessiva il colpevolizzare quello che in fondo è solo un “gioco di tastiera”?

In realtà, l’orientamento della Cassazione si muove in sintonia con l’idea di fedeltà che da tempo si è imposto nella giurisprudenza.
Già da tempo, infatti, i nostri giudici non considerano più la fedeltà (soltanto) come diritto sul corpo, e dunque come obbligo specifico di astensione da rapporti sessuali con altri partners al di fuori del matrimonio. Vale piuttosto una concezione estesa del rapporto coniugale, che al tempo stesso è anche più impegnativa.

Cosa intendo dire? Mi chiarirò con un esempio.
Se un coniuge si lascia andare all’avventura di una notte, per esempio, e quell’avventura rimane isolata, molto probabilmente non subirà l’addebito della separazione, nonostante l’altro coniuge possa avere sofferto molto per quanto accaduto. Non sempre, infatti (a prescindere da quello che io penso: io strozzerei mio marito, beninteso!!!) una condotta adulterina isolata è tale da minare la fiducia tra due coniugi.

Prendiamo, invece, il caso di un coniuge che trascorre buona parte del suo tempo libero a ricercare compagnie femminili si Internet: non esce mai di casa, e dunque non incontra fisicamente nessuno, ma è costantemente in chat con terzi partners virtuali. Un contegno del genere indubbiamente è in grado di minare la serenità del rapporto matrimoniale, generando silenzi in casa, blocchi comunicativi, risentimenti, gelosie che a lungo andare minano profondamente il rapporto.

Fedeltà oggigiorno significa fiducia e dedizione reciproca, anche spirituale.
Diviene allora evidente che una fedeltà così intesa viene senz’altro violata allorquando i coniugi intrattengono scambi affettuosi/amorosi con terze persone sul web. Talvolta anzi – c’è chi ne è certo – le effusioni virtuali producono anche un coinvolgimento più intenso. Dunque, perchè tali condotte non dovrebbero condurre all’addebito della separazione?

 

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Come si prova l’infedeltà cibernetica?

Certo, non è facile dimostrare che il coniuge è “reo” di un’infedeltà condotta via etere. Nel caso deciso dalla Corte d’Appello di Bologna, la circostanza era certa in quanto lo stesso marito aveva ammesso, sia pur minimizzando, di avere ricercato relazioni amorose su internet. In altri casi, che saranno la maggioranza, spetterà, invece, al coniuge non colpevole, dimostrare l’infedeltà.

Lo strumento di prova più efficace sarà costituito dal rinvenimento di tracce dei contatti amorosi/sessuali direttamente sui canali web percorsi dal coniuge fedifrago, o sulla casella di posta elettronica, e via dicendo; non facile  da farsi – beninteso- anche per ragioni legate al rischio di ritrovarsi denunciati penalmente per intercettazioni violative della privacy.

Occhio al web, dunque!!!